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Postludio - Le "note" di Pitagora

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TEORIA

Indice

Preludio

Capitolo I
Capitolo II
Capitolo III
Capitolo IV
Capitolo V
Capitolo VI
Capitolo VII

Postludio

Terminologia


RITMICA

Introduzione

1. Clave
2. Origini
3. Ritmica

Conclusioni
Postludio - Le "note" di Pitagora
  1. Dell’etica tra i pitagorici
  2. Dell’armonia
  3. Per finire……
"La matematica è l'alfabeto con il quale DIO ha scritto l'universo ".
 
Galileo Galile
1. Dell'etica tra i pitagorici

È assai difficile e problematico ricostruire il pensiero di Pitagora vissuto nel VI sec. 480 a.C. perché non ci è rimasto nessuno suo scritto (probabilmente egli non scrisse quasi nulla); più che di Pitagora si può parlare di scuola pitagorica. Più che di una dottrina della scuola pitagorica, si può parlare di un complesso di dottrine anche perché i Pitagorici non furono soltanto una scuola filosofica ma una setta religiosa e politica. Le teorie sulla musica occupano una posizione particolare nella scuola pitagorica e non rappresentano, infatti, solo uno dei settori su cui si è esercitata la loro speculazione; la musica ha una posizione centrale nella cosmogonia e nella metafisica dei pitagorici. Il concetto di armonia che rappresenta il punto centrale della loro speculazione è un concetto musicale solo per analogia o per estensione perché il suo significato primo è metafisico. L'armonia è concepita dai pitagorici anzitutto come unificazione dei contrari; il pitagorico Filolao così affermava: "L'armonia nasce solo coi contrari; perché l'armonia è unificazione di molti termini mescolati, e accordo di elementi discordanti". Tenuto fermo questo principio, si può estendere il concetto di armonia all'universo concepito come un tutto. Aezio dice che: Pitagora fu il primo a chiamare cosmo la sfera delle cose tutte, per l'ordine che esiste in essa". Questo ordine, che regge il cosmo, è un ordine dinamico; infatti l'universo è il moto degli astri e delle forze che li muovono e che si compongono in un tutto armonico. Se il cosmo è armonia anche l'anima è armonia per i pitagorici. Aristotele nella 'Politica' afferma, alludendo evidentemente ai pitagorici che "molti sapienti dicono che l'anima è armonia o che l'anima ha armonia", e nell'anima riprende lo stesso concetto: "È stata tramandata un' altra opinione sull'anima…. . Dicono che essa è armonia perché l'armonia è mescolanza e sintesi di contrari, e di contrari è composto il corpo". Questa dottrina che Aristotele peraltro non condivide è riportata concordemente da tutte le fonti antiche come propria della scuola pitagorica. Il concetto di armonia si completa con quello di numero, concetto assai discusso e per molti aspetti oscuro. Secondo testimonianze di epoca più tarda (Stobeo, storico del V sec. d.C.) così si riferisce sulla dottrina pitagorica dei numeri: "… Perché è la natura del numero che fa conoscere ed è guida ed insegna ad ognuno tutto ciò che è dubbio e ignoto. Nulla sarebbe comprensibile, nelle cose in sé nelle loro relazioni, se non ci fosse il numero e la sua sostanza. Ma questo armonizzando nell'anima tutte le cose con la percezione, rende conoscibile esse e le loro relazioni secondo la natura dello gnomone, col dar corpo e distinguere le determinazioni delle cose, di quelle limitate e di quelle limitanti". Il numero, dunque, è la sostanza di tutte le cose, come afferma anche Aristotele parlando dei pitagorici1. Ma dentro questa intuizione fondamentale, densa di conseguenze per tutta la storia del pensiero occidentale, nascono molti problemi interpretativi che non trovano una precisa soluzione, dal momento che tutte le fonti sui pitagorici sono di età molto posteriore ed inoltre la stessa dottrina dell'armonia e dei numeri trova diversa interpretazione già negli stessi pitagorici. Anzitutto è cosa assai diversa affermare che l'universo sia fatto di numeri o che i numeri rappresentino la legge, l'ordine, cioè l'armonia del mondo o ancora che il numero sia il modello originario delle cose e che dal numero nascano tutte le cose. Queste varie interpretazioni che compaiono già nella esposizione del pensiero dei pitagorici che Aristotele ci da nella Metafisica, concordano però nel concepire il numero e quindi l'armonia come immanente alle cose stesse, cioè come il fondamento della loro intelligibilità. Se l'armonia è sintesi di contrari anche il numero in quanto fondamento di ogni cosa è sintesi di contrari, di pari e dispari, di limite e di illimitato.


2. Dell'armonia

La natura più profonda dell'armonia e nascosta tra i numeri e secondo i pitagorici è rivelata proprio dalla musica. A questo punto bisogna chiarire subito che cosa s' intende per musica; secondo Filolao i rapporti musicali esprimono nel modo più tangibile ed evidente la natura dell'armonia universale e perciò i rapporti tra i suoni, esprimibili in numeri, possono essere assunti come modello della stessa armonia universale. La musica perciò è in fondo un concetto astratto che non coincide necessariamente con la musica nel senso corrente del termine. Musica ovvero armonia può essere non solo quella prodotta dal suono degli strumenti ma anche a maggior ragione lo studio teorico degli intervalli musicali o la musica prodotta dagli astri che ruotano nel cosmo secondo leggi numeriche e proporzioni armoniche. Ma quali orecchie potranno mai ascoltare questa musica (LA MUSICA DELLE SFERE) universale? Porfirio, filosofo del III - IV secolo d.C., affermava che Pitagora "udiva anche l'armonia del tutto come quella che comprendeva anche l 'armonia universale delle sfere e degli astri che si muovono in esse, armonia che l'insufficienza della nostra natura impedisce di percepire". Porfirio era portato ad attribuire la facoltà di udire o comunque di percepire la musica delle sfere solo a un individuo eccezionale come poteva essere il grande maestro Pitagora.
Se è vera l'affermazione che tutto ciò in natura si può misurare con i numeri, sembra semplice dedurre che, se esistono rapporti armonici in musica, tali rapporti dovranno esistere in tutto l'universo. C'è infatti chi pensa che muovendosi corpi cosi grandi come gli astri, ne nascano dei suoni, perché il suono è prodotto dal movimento dei corpi. Non può, dicono, non nascere un suono dal movimento del sole, della luna e degli astri, che sono tanti e tanto grandi e procedono con tanta velocità.
L'universo può definirsi come armonia e numero poiché in esso risultano armonizzati tra loro i numeri pari e dispari; nella musica vi è armonia perché anch' essa "è armonia di contrari e unificazione dei molti e accordo dei discordant".


3. Per finire……

La musica è arte e scienza allo stesso tempo. Perciò, allo stesso tempo, deve essere colta emozionalmente e compresa intelletualmente. Per arrivare alla musica, come per qualsiasi altra forma d' arte, non esistono scorciatoie che facciano progredire nella conoscenza. L'amatore che si diletta in musica senza capirne il linguaggio è come il "tipico viaggiatore turista" che passa le vacanze all'estero accontentandosi del paesaggio senza rendersi conto degli abitanti, ignorando la loro lingua, il suono delle loro voci, senza capire nemmeno una parola di ciò che essi dicono. Egli sente, ma non è in grado di comprendere. Perciò, è importante, per chi studia seriamente la musica, conoscere la teoria che sta alla base di essa, afferrarne l'essenza e cercare di produrre della buona musica. La musica, arte e scienza dei suoni, deve essere, innanzi tutto prodotta, e di seguito, ascoltata rendendosi conto dei suoni e delle loro combinazioni. Nulla è lasciato al caso. - (Karolyi Otto)


"Tutte le cose cominciarono secondo un ordine, secondo un ordine avranno termine e allo stesso modo ricominceranno da capo; secondo il legislatore dell'ordine e la misteriosa matematica della città celeste".
Thomas Browne



1 Cfr. Metafisica I.5